Segreteria Regionale SIULP Marche

- Il “bluff” di questo inutile federalismo

giovedì 10 febbraio 2011 di Franco Burdo

Dal governo del Paese apprendiamo che nella confusione sociale “attualizzata” due sono le questioni “emergenziali/prioritarie” sentite dalla collettività e che meritano attenzione politica ed investimento politico-amministrativo di energie consequenziali:

  1. Il cd. processo breve;
  2. Il federalismo municipale.

Sul primo punto si è detto ormai tutto. Aggiungo che mi sembra che tale “innovazione processuale” sulla tempistica processuale non possa prescindere dalla dichiarazione che “la legge è uguale per tutti”. Semmai aprirei una finestra sui costi “forensi” per l’assistenza a difesa e/o per le ripercussioni personali in presenza di accanimenti dell’accusa (approfondendo magari la sempre presente contrapposizione “ordinatoria-lobbistica” tra i sostenitori di una nuova amnistia ovvero di una più celere prescrizione al fine di azzerare i contenziosi; alternativa che comunque nulla ha a che vedere con i mali della giustizia).

Riguardo al secondo, è del tutto evidente l’uso improprio del termine “federalismo”: qui siamo in presenza del tentativo (secondo me mal piazzato anche per il contesto storico-finanziario) di un rafforzamento delle Autonomie Locali, attribuendo agli Enti la potestà fiscale.

Si badi: non un’imposizione alternativa e derivata a seguito di trasferimento del “prelievo centrale” alla periferia, ma concorrente. Tralascio volutamente il richiamo alla consistenza numerica del partito promotore di questa “storia” tutta italiana e della sempre richiamata coerenza con l’attuazione del programma votato dagli elettori enfatizzato dal partito di maggioranza governativo (come la mettiamo con l’abolizione delle province? I corrispettivi economici per le Forze dell’Ordine? I tagli numerici e finanziari degli eletti a tutti i livelli? e via discorrendo…) e voglio provare a concentrarmi sul decantato e discusso decreto detto di “federalismo municipale”.

Bene: al suo interno vengono previste 5 (cinque) nuove tasse: 1- una più corposa addizionale Irpef che arriverà allo 0.4%; 2-l’Imu cioè l’imposta municipale unica che produrrà gettito aggredendo gli immobili quali case, capannoni, negozi, garage etc. (praticamente un surrogato di ICI) che da un’aliquota dello 0.5% (pensiamo al prelievo fiscale sulle seconde abitazioni) arriverà allo 0.76%; 3-una tassa di scopo per finanziare le infrastrutture la cui costruzione non è ancora definita; 4-un’imposta municipale secondaria che entrerà in gioco in un secondo momento e di cui si disconoscono i confini; 5-una tassa di soggiorno di €.5 giornaliere per i non residenti. Facciamo due conti circa la sostenibilità di questa nuova invenzione.
Famiglia di tre persone con rimessa di proprietà adibita a negozio del valore di €.300.000, con un reddito di €.40.000 e che per attività e per ferie trascorre 30 gg. fuori dalla propria località di residenza. Bene, tale nucleo verserà nelle casse comunali €. 1.280 di maggior risorse così calcolate: 80 per maggior versamento addizionale; 750 per rivalutazione della cd. IMU; 450 per tassa soggiorno (rimanendo attualmente non quantificabili le voci delle altre tasse di cui detto) senza peraltro vedersi ridotte le tasse e le imposte pagate a livello centrale (annuncio che fece peraltro la fortuna-manifesto della congrega “tagli orizzontali”).

I Comuni, allora, per forza di cose si vedranno costretti a scegliere tra una maggiore severità tributaria ed un abbattimento dei servizi resi ai cittadini.

Entrambe le soluzioni, come chiaro, produrranno ricadute di negatività.

Mi chiedo: l’urgenza di questo cd. federalismo, che dividerà le comunità invece di unirle e che non credo porterà ad un maggior controllo della spesa soltanto per il fatto che sono “territorialmente” più vicine alle comunità di riferimento (gli scandali locali fanno storia), non nasconde forse il fallimento di una politica per ciò stesso di piccolo cabotaggio che, confondendo non solo il “federalismo” con ”l’autonomia impositiva locale”; non prevedendo incisivi percorsi di consorzio tra comuni (specialmente i più piccoli con meno di 1000 registrati) ed una sistematica conferenza dei servizi locali; affronti la questione dalle sue fondamenta.
E’ probabile (come già sta accadendo nella Regione Veneto) che intere popolazioni, per scelte di convenienza anche fiscale, chiederanno di essere accolte, come comunità municipali, da altre Regioni.

Mi chiedo: è di questo “federalismo” che noi cittadini abbiamo veramente bisogno o, come sostengo, di una nuova classe “politica ed amministrativa” del Paese che sappia individuare e portare a compimento i bisogni, le aspirazioni e le esigenze degli amministrati?


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- Il “bluff” di questo inutile federalismo

10 febbraio 2011
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di Franco Burdo