Segreteria Regionale SIULP Marche

- La "crisi economica" - Il "ridimensionamento dei valori" - Gli "obiettivi da salvaguardare"

giovedì 29 luglio 2010 di Franco Burdo

La ventina di imprenditori del “ricco” nord-est che si sono tolti la vita a causa dell’impossibilità di “rientrare economicamente” (come si dice in gergo) per salvare le proprie imprese familiari; l’ex dipendente licenziato che torna in azienda e dopo aver consumato un caffè uccide due dirigenti e s’incammina sulla strada del suicidio, sono solo alcuni fatti che testimoniano che la crisi (economica, finanziaria, sociale) a lungo non ri-conosciuta da chi attualmente gestisce lo Stato-Governo (e quindi i ns. orizzonti di dipendenti e padri) è veramente grave.

E’ evidente che stando così le cose, anche il nostro “comparto sicurezza” non poteva non essere della partita. Ma la manovra economica di bilancio (detta correttiva perché si richiama a quella precedente e che quindi non esclude in autunno un ulteriore severo intervento limitativo di diritti) appena approvata dal Parlamento, ampiamente iniqua e altamente recessiva per una serie di motivi e che viene “giustificata” con la premessa che è l’Europa che l’impone (ma ciò è vero solo in termini di saldo) porta seco, per il Settore sicurezza, un menù ricco di certezze negative e dubbi interpretativi dagli effetti dirompenti.

L’elenco:
  1. La massa retributiva dell’anno 2013 non potrà essere superiore a quella dell’anno 2010. Questo assunto comporta il blocco degli scatti d’anzianità, di funzione, derivanti da promozioni, passaggi di qualifica; il blocco dell’assegno di funzione e dell’indennità pensionabile.
  2. Negazione rinnovo del “contratto nazionale di categoria” per il prossimo quadriennio (blocco del parametro). Blocco del cd. “fondone” (Integrativo-premio di produttività).
  3. Interruzione del turn-over con contestuale aumento dell’età media della categoria con ricadute sull’operatività Istituzionale.
  4. Ai fini previdenziali, introduzione della “finestra” mobile anche per il Comparto Sicurezza, con la conseguenza di costringere il potenziale interessato al collocamento in quiescenza a rimanere in servizio almeno un anno in più sia per le uscite dal lavoro cd. di “anzianità” che di “vecchiaia” (versando così contributi per almeno 12 mesi senza godere poi di un assegno previdenziale più cospicuo).
  5. La trasformazione della “liquidazione” da TFS (trattamento di fine servizio) a TFR (trattamento di fine rapporto) con grave penalizzazione del “quantum” a fine carriera.
  6. Rateizzazione della “liquidazione”.
Ora che la manovra è stata approvata con il voto di fiducia alla Camera è giunta l’ora di vedere se la grande mobilitazione che ci ha visto protagonisti abbia raggiunto l’obiettivo di ottenere dal Parlamento e dal Tesoro quella ”interpretazione autentica” sugli istituti richiamati nel senso da noi auspicato e quindi salvaguardare così la ctg. da questi interventi ampiamente penalizzanti e fuori luogo. Continueremo comunque la ns. battaglia dentro e fuori il Palazzo per raggiungere quanto promesso in termini di “riordino delle carriere” e “previdenza complementare”. 

 


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