Segreteria Regionale SIULP Marche

- “Manovra salva-Italia” e Comparto Sicurezza

- 1^ parte -

sabato 7 gennaio 2012 di Franco Burdo

Con la conversione normativa del D.L. 201/2011 si sono concluse le diverse manovre finanziarie targate 2011, che hanno “rastrellato” in maniera più o meno sensata (giudizio variabile a seconda del ceto sociale di appartenenza) più di 80 mld. di Euro necessari ed appena sufficienti perché i creditori del sistema Italia non “portino,” almeno nel breve periodo, all’incasso, l’ammontare “cambiario debitorio” il cui totale è ormai prossimo ai 1.950 mld. di Euro.

Possiamo aggiungere che in quest’ultimo anno (soprattutto per la “pigrizia governativa” in ambito economico) è enormemente cresciuto l’allarme circa la tenuta dei salari, degli stipendi e degli assegni previdenziali dovuta in primo luogo ad un aumento della pressione fiscale che non farà che aumentare i disagi all’interno delle famiglie. Prima di addentrarci in nell’analisi riguardante le ricadute sul nostro Comparto lavorativo anche dell’ultima manovra, credo che alcuni punti “matematicamente fermi” e che fungono da apripista, devono entrare a far parte, a titolo di cornice, dell’odierna discussione.

Dalla relazione tecnica che riguarda il ns. debito pubblico, a fine 2011 risulta che abbiamo pagato 76 mld. di Euro di interessi che saliranno a 94 nel 2013 (8 “ballerini” nel 2012 a causa delle diverse aste di collocazione delle cambiali di Stato).

Il divario salari/prezzi giace a livelli record dal 1997.

L’inflazione a consuntivo 2011 è prossima al 3,50%.

Gli stipendi, in assenza di rinnovi contrattuali, sono fermi al palo.

Le pensioni, senza indicizzazioni, sono bloccate.

E’ già scritto nelle “cose economiche” che senza in corso d’anno della riforma fiscale, la quale tagli anche deduzioni e detrazioni e che porti in dote almeno una quindicina di mld. di Euro, ci attenderà, nel corso del 2012, un corposo aumento dell’IVA, che permetterà all’inflazione (in regime di recessione) di debordare il 5% annuo. Certo, quest’ultima novità, a ben vedere, un merito elementare a favore delle politiche del “professore” potrà essere ascritto per la contestuale erosione di circa 90 mld. di Euro annui di debito pubblico pregresso per una sorta di “fiscal drag all’inverso” (dal contribuente allo Stato, per intenderci).

Allora, è evidente pure ai più “disattenti” la “drammaticità sociale” del momento storico-politico che, privando ognuno del “realistico-futuro”, non rende sereni.

Ma veniamo a noi.

Molti iscritti e simpatizzanti della nostra Organizzazione, apprezzando le mie conoscenze in ambito previdenziale/settoriale e contrattuale, hanno chiesto a)-un contributo chiarificatore (per la verità anche di natura psico-sociologica oltre che squisitamente tecnica), se convenga ancora rimanere al lavoro ovvero andarsene in “pensione”; b) -gli sviluppi “contrattuali” di natura sindacale, partendo dall’odierna fase economico-finanziaria e visti in prospettiva.

Alla luce del primo quesito proposto, ho pensato di far cosa gradita fornire, oggi, con tale documento, “consigli utili” per gli interessati e rimandare alla prossima settimana, invece, la risposta al secondo quesito.

Le domande, quindi, che devono al momento porsi i cd. “pensionandi” sono:

  1. quando potrò andare in pensione?
  2. quale sarà il mio assegno previdenziale?
  3. quali sono le positività/negatività per l’ipotetica scelta?

1- Alla prima domanda si può rispondere che coloro che hanno raggiunto i requisiti previsti dalla normativa vigente o comunque dagli ordinamenti di appartenenza nel corso del 2011 mantengono intatto il “diritto d’uscita” che si intende, così, formalmente acquisito.

Per gli appartenenti al Comparto sicurezza che invece non rientrano nel caso descritto, ci sembra di poter sostenere che sino alla promulgazione del provvedimento di “omogeneizzazione” previsto dal D.L.201 c.18, nulla risulta innovato rispetto a quanto il “combinato-disposto” di più normative dedicate prevedevano in tema di quiescenza (la conferma sul tema risiederà nella circolare Dipartimentale delle Risorse Umane che spero al più presto venga sollecitata ed emessa). Va ancora evidenziato che l’innalzamento dei “requisiti minimi d’uscita” saranno oggetto di mediazione tra Sindacato e Governo nel corso del 1° semestre 2012 e che verrà così presumibilmente garantito alla Ctg. (così come avvenne in fase di preparazione del D.L.vo 165 del 1997) il riconoscimento della particolare attività lavorativa svolta con “uscite” dal lavoro di vantaggio.

2- Per ciò che riguarda la consistenza dell’assegno, va evidenziato che il sistema “contributivo” pro-rata (più penalizzante rispetto al sistema retributivo) si applicherà a tutti con decorrenza 1/1/2012 (sanando quanto accumulato in data anteriore). Con tale sistema, tanto più sarà lontano l’anno d’uscita dal mondo del lavoro, tanto maggiore sarà la penalizzazione realizzata.

Va ricordato che coloro che sono entrati in Amministrazione dopo l’1/1/1996 o sono nel sistema cd. misto nulla risulta innovato rispetto al vecchio sistema (in quest’ultimo caso, per puntualizzazione, l’assegno previdenziale sarà la somma di una quota A)- riferita alla percentuale accantonata al 31/12/1992 e rapportata sostanzialmente all’ultimo stipendio; una quota B)-che tiene conto della percentuale 1/1/1993 – 31/12/1995 rapportata alla media degli stipendi del periodo di riferimento e una quota C)-contributiva che ha come riferimento la percentuale del 33% del reddito annuale “previdenziale” ricapitalizzato con decorrenza iniziale 1/1/1996 e attualizzato, facendo riferimento ai cd. coefficienti di trasformazione (che probabilmente dovranno essere rideterminati tenendo conto sia delle nuove uscite anagrafiche che dell’aspettative di vita).

Per coloro che provengono dal sistema retributivo l’assegno previdenziale sarà la somma di una quota A)- riferita alla percentuale accantonata al 31/12/1992 e rapportata sostanzialmente all’ultimo stipendio; una quota B)-che tiene conto della percentuale 1/1/1993 – 31/12/2011 rapportata alla media degli stipendi del periodo di riferimento e una quota C)-contributiva che ha come riferimento la percentuale del 33% del reddito annuale “previdenziale” ricapitalizzato con decorrenza iniziale 2012 e attualizzato facendo riferimento ai cd. coefficienti di trasformazione che dovranno essere probabilmente rideterminati, tenendo conto delle nuove uscite anagrafiche e dell’aspettative di vita.

Si attendono, in merito, le consuete note operative Inpdap (in futuro, data la creazione del cd. “SuperINPS”, le istruzioni esplicative proverranno da tale Ente).

Per ciò che concerne l’ammontare dell’assegno previdenziale, un certo scetticismo circa la possibilità che con il nuovo sistema, la consistenza del medesimo, sia più robusto del precedente, risiede, per così dire, nelle cose economico/fiscali.

Se la Riforma previdenziale in questione prende le mosse dall’esigenza di “far cassa certa,” dubito fortemente sull’opportunità reale che alla percentuale raggiunta al 31/12/2011 con il sistema “retributivo” si possa accumulare, poi, dall’1/1/2012, la quota “contributiva” maturata, raggiungendo, così, al termine del periodo, un “assegno complessivo” più corposo del “massimo 80%”. Presumo che relazioni tecniche di accompagnamento alla normativa complessiva in argomento e disposizioni mirate faranno comunque chiarezza sul quesito.

3- Riguardo alle positività/negatività per le uscite dal mondo del lavoro, credo che l’attenzione massima va dedicata al blocco, almeno sino al 2014, della “indicizzazione” degli assegni previdenziali che superano i 1.400 Euro mensili lordi.

Se oggi l’assegno di un ipotetico Sov.te C. - Isp.C. che ha i requisiti previsti dal D.L.vo 165/97, vale mediamente €. 1.800 – 2.000 netti mensili, senza la “dinamica ISTAT” di rivalutazione annuale, tale provvista, nel biennio, non vedrà l’aggiunta di 50 – 70 Euro mensili. A ciò, va aggiunto il sostanziale “taglio” della pensione determinato dall’inflazione che, per quanto già detto e per la sua realistica dinamica crescente, nel biennio, determinerà un ulteriore contrazione del dovuto mensile in termini di potere d’acquisto, di un 8 – 10%. Inoltre, con l’ “uscita”, non si godrà più dell’ “Integrativo” annuale, inteso come premio di produzione (che negli anni futuri crediamo più corposo).

Sperando di aver fornito elementi utili di valutazione, ringrazio per l’attenzione e rimando, come detto, ad un secondo articolo, le riflessioni sugli sviluppi “contrattuali” di natura sindacale prospettica, partendo, come è ovvio, dall’odierna fase economico-finanziaria e visti, poi, in prospettiva.


 


Documenti allegati

“Manovra salva-Italia” e Comparto Sicurezza - 1^ parte

7 gennaio 2012
Documento : PDF
179.7 Kb

del Segretario Generale SIULP Marche Franco Burdo*

(*Componente del Direttivo Nazionale Siulp)