In qualità di rappresentante dei lavoratori di Polizia, ho sempre sostenuto che per migliorare la sicurezza del nostro territorio non si poteva prescindere da una reale ed effettiva collaborazione di tutti i cittadini. La cosiddetta “sicurezza partecipata” è un concetto che deve trovare una sua concreta applicazione.
In questi termini, sono senz’altro favorevole ad una più stretta collaborazione tra forze dell’ordine, istituzioni e associazioni di cittadini per cercare di migliorare la vivibilità e la tranquillità sociale delle nostre città.
Altresì, ritengo che, in accordo con le dichiarazioni di alcuni Prefetti, che il decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri che prevede l’istituzionalizzazione delle “ronde”, sia soprattutto una “risposta emozionale” ai problemi della sicurezza.
Di fatto, nell’istituire con legge le “ronde”, è come se lo Stato abdicasse ad una sua prerogativa fondamentale: la tutela dei cittadini e della sicurezza. In questo modo, si delegittima in parte, anche se indirettamente, l’operato delle Forze dell’Ordine.
Come SIULP abbiamo più volte denunciato che nella nostra Provincia mancano uomini e mezzi. Poco più di 160 uomini in una Questura come quella di Pesaro sono veramente pochi. Spesso, non riusciamo a mettere in campo più di una Volante.
Tra qualche anno, la situazione peggiorerà: a livello nazionale, nei prossimi tre anni, il blocco del turn–over provocherà un buco di 12 mila poliziotti. Anche nella nostra Provincia, alcune decine di poliziotti andranno in pensione e non saranno probabilmente rimpiazzati.
A Pesaro, nonostante siano passati più di venti anni dalla nostra prima richiesta, ancora non esiste neanche il progetto per una Nuova Questura, che sicuramente risolverebbe parte dei problemi organizzativi e di gestione del personale.
Sono stati drasticamente tagliate le risorse per effettuare la manutenzione delle autovetture. Il Ministero, con un’apposita circolare, ha invitato i Questori a sospendere le riparazioni e a non effettuare i tagliandi di controllo ai mezzi di servizio per mancanza di fondi.
Ciò nonostante, ritengo che nella nostra realtà non sia necessario istituire le “ronde”. I cittadini sono già liberi di organizzarsi in comitati e di avviare, tramite i loro rappresentanti, un dialogo costruttivo con le Forze di Polizia.
Rispetto e in parte condivido le argomentazioni di alcuni interlocutori politici e di cittadini a sostegno dell’utilità delle ronde. Tra l’altro, questi ultimi sostengono che “nessuno vuole sostituirsi a chi ci tutela e garantisce la nostra incolumità” e che la loro intenzione è solo quella di “rendersi utile per coprire il territorio passeggiando, guardando, stazionando…”.
I cittadini passeggiano, guardano e stazionano tutti i giorni, da soli o insieme a degli amici. Senza bisogno di alcuna “ronda”, possono già ora richiedere con i loro cellulari il nostro intervento.
La risposta alle esigenze di una reale collaborazione e contatto tra la gente e le Forze dell’Ordine già esiste: il poliziotto di quartiere. Questa è la giusta via per ottenere la partecipazione dei cittadini al controllo del territorio.
L’altra risposta, è quella di rinforzare gli organici e di aumentare le risorse a disposizione della Polizia.
Privatizzare il controllo del territorio a scapito di una reale presenza delle Forze di Polizia rischia soltanto di portare conseguenze paradossali.
Nessuna “ronda” potrà mai sostituirsi alle funzioni di polizia: i volontari delle “ronde, se notano fati o situazioni al di fuori della legalità, devono necessariamente chiedere l’intervento delle Forze di Polizia.
Il problema reale è che tra poco a Pesaro e Provincia avremo meno poliziotti in strada con poche autovetture funzionanti.
Chi interverrà in aiuto della “ronda”?




