Segreteria Regionale SIULP Marche

- Ottobre: Non sempre mese di vendemmia…

lunedì 19 ottobre 2009 di Franco Burdo

Con l’approssimarsi del 31 ottobre (giorno ultimo per disdire l’appartenenza ad una organizzazione sindacale) le diverse sigle dell’ “associazionismo rivendicativo” (anche quelle che data la loro consistenza numerica, con l’aumento di pochi aderenti, saranno, su base provinciale, nelle condizioni di rivendicare un incremento a due cifre) sul territorio si mostrano… come dire, in fermento: chi fa annotare articoli dal proprio referente nazionale; chi rivendica posizioni ed esclusive conquiste sindacali pregresse (senza magari averne titolo); chi ricorda che la non firma di un “contratto passato” fu poi foriero di risultati in prospettiva; chi si ritiene sempre orgoglioso; chi indispettito per la propria “capacità” di far proselitismo scrive o fa scrivere cose senza alcun senso logico-sindacale; e così via dicendo.

Si assiste, senza commento, a composizioni e scomposizioni di sigle sindacali con una tale velocità e credo superficialità che lascia allibiti chiunque sia di buon senso. Penso, in particolare, a coloro che facendo probabilmente confusione tra i basilari concetti storico/normativo/linguistici di “federalità” e “confederalità” si trovano ora in difficoltà a spiegare, sul territorio, ai nostri colleghi che hanno creduto in loro versando il corrispettivo della tessera (e ciò è accaduto soprattutto nelle Specialità), che nonostante l’ostentata contrarietà alla “triplice” (CGIL-CISL-UIL) ora sono invece un TUTT’UNO e che i rapporti con l’Amministrazione della P.S. sono gestiti da un segretario nazionale espulso da altra nota Organizzazione. Oppure ad altri che, avendo eletto alcuni personaggi di spicco come parlamentari, si illusero di poter così risolvere le problematiche che affossano la Ctg. Tralascio altre osservazioni perché le ritengo potenzialmente lesive del “fare sindacato” e che se affrontate oggettivamente rischierebbero di minare dalle fondamenta tale nobile funzione.

Vedete, cari colleghi, fare Sindacato non vuol dire limitarsi alla “promozione ottobrina” bensì “gestire” la complessa macchina rivendicativa senza soluzione di continuità attraverso l’ascolto della base; l’individuazione d’insieme degli obiettivi finalistici; l’ elaborazione, con il contributo degli iscritti, della filosofia d’insieme da cui scaturiscono le tattiche e le strategie programmatiche da mettere sul tavolo contrattuale (sia esso centrale o semplicemente decentrato) e chiudere poi la “partita” secondo quello che si ritiene l’ “ottimizzazione” della vertenza in quel dato momento storico-politico (consapevoli che si tratti, comunque, di una tappa a cui ne seguiranno altre).

Ebbene, questo è e dovrà essere lo spirito e la sostanza che dobbiamo seguire perché la MANIFESTAZIONE DEL 28/10 abbia successo e per questo si chiede il contributo, in termini di presenza attiva, di tutti (nessuno escluso); consapevoli che un fallimento permetterà a questa compagine governativa (che vinse le elezioni grazie alle promesse sulla “sicurezza”) di metterci per lungo tempo all’angolo più lontano della cd.”periferia rivendicativa”.

 


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19 ottobre 2009
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Non sempre mese di vendemmia…