Segreteria Regionale SIULP Marche

- Una riflessione… per scuotere le coscienze!

sabato 18 febbraio 2012 di Achille Pellizzari

Nei giorni scorsi, il Questore di Macerata ha diramato in tutti gli uffici una circolare con la quale si cercavano dipendenti volontari ad andare ad effettuare servizio all’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, prima di procedere d’autorità.

L’esito del sondaggio – peraltro ampiamente prevedibile - è stato: “nessun volontario”! Questo, significa chiaramente, che la tipologia e l’articolazione oraria del servizio – turni continuativi esterni ed interni, con una frequenza nella rotazione che vede le abitudini di un giorno, stravolgersi nell’altro successivo - di quel settore vengono ritenuti “dagli addetti ai lavori” particolarmente onerosi.

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Oggi, si sta discutendo di “nuove” disposizioni in materia di trattamenti pensionistici per la nostra categoria di lavoratori che, sulla base dell’art. 24 comma 18 del D.L. 201/2011, si prefissano lo “scopo di assicurare un processo di incremento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento”.

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L’esperienza vissuta negli oltre vent’anni di servizio mi ha fatto notare che i dipendenti che hanno lasciato il lavoro per limiti di età (60 anni) sono essenzialmente quelli che hanno svolto la propria attività lavorativa nell’ambito dei turni di servizio non continuativi ed, in particolare, interni.

In medicina del lavoro, si è arrivati addirittura a configurare la “sindrome del turnista”: una serie di disturbi (biologici, lavorativi, psico-sociale e sanitari) che riconducono alla patologia riconosciuta del “disturbo neurologico organico del sonno”.

Infatti, non è difficile – parlando con gli interessati – riscontrare che più si va avanti con l’età, più si ha difficoltà ad “accettare” il sistema dei turni ed, in particolare, quello notturno.

Ora, di fronte all’inaccettabile livello di turnover del personale; di fronte all’assenza di una mobilità esterna; di fronte a diritti fittizi come l’art. 12 dell’A.N.Q. (ogniqualvolta l’Amministrazione non riesce ad accogliere nessuna istanza in un Commissariato che conta circa 50 dipendenti); di fronte a contesti lavorativi in cui l’unica prospettiva di lavoro è la pattuglia “comunque e sempre” (grazie ad un’Amministrazione che considera il proprio dipendente non una risorsa da tutela bensì un semplice numero, come per esempio “1 Pellizzari” “2 Tizio” “3 Caio” ecc.. – Vedesi processo di remotizzazione dei distaccamenti polizia stradale) ritengo – secondo il mio modesto pensiero – necessaria una reale tutela in materia di trattamento pensionistico, per chi ha svolto, dal primo giorno all’ultimo, servizio nei turni continuativi. Ciò - potrebbe essere - individuando in 35 anni di lavoro effettivo e creando un sistema di uscita “progressivo” – cioè proporzionalmente agli anni di lavoro svolti nei turni non continuativi - fino al raggiungimento del limite massimo che si andrà a fissare … che, logicamente, sarà inferiore a quelli indicati nel Decreto Legge 201.


 


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Una riflessione… per scuotere le coscienze!

18 febbraio 2012
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Editoriale del Segretario Generale Provinciale Achille Pellizzari